Mindfulness è’ la traduzione inglese del termine “sati” proveniente dall’antica lingua orientale pali, che sta ad indicare una consapevolezza della mente e del cuore, una deliberata, non giudicante, attenzione al momento presente, intessuta di compassione, una pienezza del cuore.    E oggi  mindfulness è il termine che dà il nome ad una delle più recenti  tecniche meditative, che aiutano il benessere del corpo e dell’anima.

Innanzitutto si impara che non è necessario ritirarsi in un monastero per meditare; si può farlo ovunque e in qualunque momento: la parola d’ordine è consapevolezza, mindfulness.   Per essere mindful, ovvero essere calati totalmente in ciò che si vive momento per momento, invece che star sempre altrove, rincorrendo pensieri e impegni successivi,  bisogna staccare il pilota automatico della mente, uscire dalla modalità del fare ed entrare in quella dell’essere. Basta concentrarsi sul proprio respiro e cominciare un viaggio alla scoperta di sè, osservando senza giudicare, ascoltando il corpo e accettando col cuore ciò che si è.

Gli effetti positivi che questa pratica esercita su disturbi psichici come l’ansia e la depressione, ma anche su svariate patologie fisiche croniche, è ormai scientificamente comprovata: secondo uno studio canadese pubblicato nel dicembre 2010 su Archives of General Psychiatry la MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy) è efficace quanto i farmaci tradizionali contro le ricadute delle crisi depressive e molte ricerche dimostrano che la mindfulness riduce lo stress e aiuta ad abbassare la pressione,migliora la funzionalità del sistema immunitario, le funzioni cardiocircolatorie e respiratorie, oltre che coadiuvare il trattamento di patologie autoimmuni, tumorali, reumatologiche, internistiche e ridurre il dolore (Kabat-Zinn et al 1994; Williams et al 2007).

L’introduzione in campo medico della pratica della mindfulness si deve al Dottor Jon Kabat Zinn fondatore del  Mindfulness-based Stress Reduction program presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Massachusetts.

La mindfulness emozionale, come si può intuire dal nome, è una applicazione dei concetti della mindfulness alla dimensione dell’esperienza  emotiva. La Dott.ssa Erica Poli e il gruppo di lavoro che coordina hanno messo a punto un programma di mindfulness emozionale elaborato originalmente attraverso una sinergia di pratiche meditative e lavoro di riequilibrio emozionale.

Il percorso si svolge in piccoli gruppi (da un minimo di 4 ad un massimo di 12 partecipanti) per favorire il miglior apprendimento delle svariate tecniche proposte e si snoda in pacchetti di 3,5 o 8 incontri. Il programma prende le mosse da tecniche di lavoro corporeo finalizzato ad insegnare come la chiave della consapevolezza delle emozioni stia nella esperienza corporea che ne facciamo e a mettere in condizione i partecipanti di riconoscere le manifestazioni fisiche delle diverse emozioni. L’obiettivo è di riuscire a fare spazio dentro di sé per le proprie sensazioni sciogliendo blocchi, difese e sentimenti inibitori come vergogna e senso di colpa. Il lavoro prevede poi l’applicazione di differenti pratiche di meditazione e diversi esercizi di approfondimento della consapevolezza interiore, al fine di offrire ai partecipanti un ventaglio di tecniche tra le quali scegliere quella più consona alle proprie inclinazioni ed esigenze per la pratica personale successiva.

La potenza della consapevolezza al servizio del contatto con i nuclei emotivi profondi esalta il potere curativo delle emozioni  e permette di accedere ancor più rapidamente agli strati profondi dell’essere, promuovendo il cambiamento e il benessere. Il programma può essere svolto indipendentemente da altre terapie ed è anzi in grado di potenziare qualsiasi forma di trattamento psicoterapico o medico in atto.

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